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Maschere Greche: il Teatro Antico in Dramma e Commedia

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Redazione

Le maschere greche, tipiche sia dei drammi che delle commedie del teatro antico, hanno varie funzioni e rappresentano personaggi o stati d’animo ogni volta diversi.

 

L’uso delle maschere nel teatro greco antico trae la propria origine dal culto di Dioniso e il primo autore ad utilizzarle fu il tragediografo Tespi.

 

Le performance musicali, di danza e di racconto associate alle feste dionisiache possono essere considerate come l’inizio del teatro greco organizzato. Inoltre, oltre ad essere la divinità dei vino e delle feste, Dioniso era anche il dio della “alterità” e veniva spesso ritratto sui vasi con una maschera sul volto.

 

Le due facce tipiche rappresentate sulle maschere greche, quella triste della tragedia e quella allegra della commedia, rappresentano i due distinti caratteri di Dioniso: pieno di gioia e convivialità, ma anche incline alla grande tristezza.

 

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Funzioni e uso delle maschere greche

 

Le funzioni e gli utilizzi delle maschere nel teatro greco antico sono svariati e tutti con un risvolto pratico ben preciso, per aiutare il pubblico a godersi meglio gli spettacoli.

 

La prima motivazione per l’uso di maschere è ovviamente quella di permettere agli attori di interpretare  i ruoli più diversi e disparati, compresi quelli degli Dei, che non potevano mai essere rappresentati da un volto umano.

 

Inoltre, gli attori erano solo uomini, per cui grazie alle maschere potevano anche assumere sembianze femminili quando erano in scena.

 

I membri del coro invece avevano maschere sempre uguali tra loro, ma completamente diverse da quelle degli attori principali.

 

 

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La seconda funzione importante delle maschere era quella di essere facilmente riconoscibili dal pubblico.

 

Nella Grecia antica infatti, le rappresentazioni teatrali avvenivano di giorno, all’aperto e in grandi anfiteatri, così che le dimensioni e le caratteristiche esagerate delle maschere rendevano subito chiaro il personaggio interpretato, anche per gli spettatori più lontani e per quelli meno colti.

 

Alcuni ricercatori (Baldry 1971) hanno anche sostenuto che le maschere facessero anche da cassa di risonanza per la voce dell’attore che doveva farsi sentire da un pubblico molto ampio, ma questa teoria è molto avversata da chi sostiene che l’acustica degli anfiteatri greci è già una garanzia di perfetto ascolto.

 

 

 

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