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Cosa significa essere transgender e musulmano?

Redazione

Flavio Bugani, fotografo di Bologna, ha provato a raccontare cosa significa essere transgender e musulmano in Indonesia, e il suo lavoro è stato premiato.

La sua fotografia si è infatti aggiudicata il 3° posto come fotografia singola nella categoria “Contemporary Issues” del World Press Photo, che per chi non lo sapesse è il più importante concorso di fotogiornalismo al mondo.

Essere transgender nel paese che ha la più alta concentrazione di fedeli musulmani al mondo, l’Indonesia, non è facile. La legge islamica infatti vieta a uomini e donne di scambiarsi ruoli e adottare l’aspetto gli uni degli altri, ma al tempo stesso il Corano vieta ai musulmani di fare distinzioni basate su aspetti economici, religiosi e di genere.

In Indonesia i transessuali sono conosciuti come “waria”, un termine che è la combinazione di altri due: “wanita”, donna, e “pria”, uomo. L’area di Yogyakarta, dove il fotografo si è recato per documentare la vita di queste persone, conta 3 milioni di abitanti e circa 300 waria, che vivono in comunità isolate.

E’ un rapporto strano quello tra waria e la società: da un lato i waria vivono marginalizzati e discriminati, specialmente dagli islamici più radicali, ma dall’altro i waria li vedi un po’ ovunque: in tv, ai matrimoni, agli angoli delle strade, e sembrano generalmente tollerati dalla popolazione.

Ma, sì c’è un ma, tollerati non significa accettati: i waria vivono in povertà, in quanto è impossibile per loro trovare un lavoro “normale”, che non involva la prostituzione, la recitazione e lavorare nei saloni di bellezza diventando caricature di sè stessi.

Alcuni waria, per sfuggire a questa situazione, lo sono solo durante la notte, mentre di giorno tornano dalle loro famiglie che sono completamente ignare della loro doppia vita.
I waria di Yogyakarta spesso non possono permettersi le costose operazioni per rimuovere gli organi genitali maschili e per farsi impiantare il seno; molti di loro si prostituiscono e hanno contratto HIV e altre malattie sessulamente trasmissibili.

 

Per questi motivi Shinta Ratri, un’attivista LGBT ha aperto un collegio per transgender, la prima e unica scuola di questo genere in Indonesia e forse nel modno:
Questa è una scuola religiosa, in cui gli gli studenti imparano a recitare il Corano e funziona come luogo di aggregazione dove ad esempio ci si ritrova per mangiare insieme dopo il tramonto nel periodo del Ramadan.

La foto di Fulvio Bugani racconta questa storia.


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