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Simboli Paleocristiani: origine e significato dell’iconografia antica

Redazione


A volte possiamo perdere il significato originale delle immagini o dei simboli paleocristiani che troviamo nei nostri luoghi di culto: i simboli e gli affreschi sono come un Vangelo in miniatura, una sintesi della fede cristiana.


Dobbiamo pensare a quali problemi affrontarono le prime comunità cristiane: dal semplice sospetto e insulto, alle accuse aperte dei crimini più gravi, dalla persecuzione alla condanna all’esilio, o alla morte; vivendo in una società prevalentemente pagana e ostile, non potevano confessare apertamente la loro fede.


Per le loro assemblee usavano, quindi, le catacombe, sulle cui pareti dipingevano simboli che si riferivano a entità spirituali comuni e conosciute; gli stessi simboli furono poi incisi sulle lastre di marmo che sigillavano le tombe.


Cessata la persecuzione, le basiliche pagane furono decorate con affreschi e le statue degli dei furono sostituite utilizzando anche questi simboli paleocristiani, giunti fino a noi.


I simboli paleocristiani che significano “Cristo”

Il pesce

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Tra i simboli paleocristiani, quello del pesce sembra essere al primo posto per importanza.

La sua popolarità era dovuta principalmente al famoso acrostico costituito dalle lettere iniziali di cinque parole greche che formano la parola pesce (IXTHYC, leggi Ichthus).

Le parole descrivevano brevemente ma chiaramente il carattere di Cristo e il motivo di adorazione dei credenti: Iēsous Christos Theou Huios Sōtēr, che significa Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore.


Il monogramma di Cristo

Uno dei più antichi cristogrammi è il Chi-Rho (☧) è formato da due lettere dell’alfabeto greco, la X (leggi chi) e la P (leggi ro), intrecciate insieme. Sono le prime due lettere della parola greca “Christòs, cioè Cristo.


Rappresentato sullo stendardo militare usato da Costantino I nel 312 d.C. questo monogramma, posto su una tomba, indicava che il defunto era cristiano.


C’era un numero molto considerevole di varianti di monogrammi di Cristo in uso durante il periodo medievale.

Il nome Jesus, scritto “ΙΗΣΟΥΣ” in maiuscolo greco, ha le abbreviazioni IHS o JHS, mentre il nome Christus, scritto “ΧΡΙΣΤΟΣ”, viene abbreviato XP.


L’Alfa e l’Omega

L’uso fin dal primo cristianesimo della prima e dell’ultima lettera dell’alfabeto greco, alfa (α o Α) e omega (ω o Ω), deriva dall’affermazione data dallo stesso Gesù (o Dio) “Io sono l’Alfa e l’Omega , il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine” (Apocalisse 22:13, anche 1:8 e 21:6).


Simboleggia il dominio di Dio sul tempo, che viene concepito come primo motore e conclusione di tutte le cose che sono nell’universo.


Il Pellicano


Nell’Europa antica, si pensava che il pellicano fosse particolarmente attento ai suoi piccoli, al punto da fornire il proprio sangue ferendosi il grembo quando non era disponibile altro cibo.

Di conseguenza, il pellicano divenne un simbolo della Passione di Gesù e dell’Eucaristia a partire dal XII secolo.




L’agnello


Generalmente ritratto con il gagliardetto crociato, ci ricorda la docilità, l’umiltà, la mansuetudine, la mitezza, la purezza del Cristo.

L’agnello è stato spesso rappresentato fin dal Medioevo come un agnello in piedi con un’aureola con una zampa anteriore alzata che “tiene” uno stendardo con una croce rossa su fondo bianco, sebbene siano stati usati molti altri modi di rappresentarlo.



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Il Buon Pastore

Con la pecora sulle spalle il “Buon Pastore” rappresenta Cristo salvatore e l’anima che Egli ha salvato.

Questo simbolo è presente con frequenza negli affreschi, nei rilievi dei sarcofagi, nelle statue e si trova pure sovente inciso sulle tombe.

L’immagine del Buon Pastore, spesso con una pecora sulle spalle, è la più comune delle rappresentazioni simboliche di Cristo che si trovano nelle Catacombe di Roma, ed è legata alla Parabola della Pecora Smarrita.


Verso il V secolo la figura assunse più spesso l’aspetto della rappresentazione convenzionale di Cristo, come si era sviluppata in questo periodo, con un’aureola e ricche vesti.


I simboli paleocristiani della fede in generale

L’orante

Questa figura in rappresentata con le braccia aperte in un atto di preghiera o invocazione, è simbolo dell’anima che vive già nella pace divina.

La figura dell’orante rappresenta in genere martiri, fedeli defunti, di solito in veduta frontale, con le braccia alzate all’altezza delle spalle.


E’ un motivo iconografico frequente nell’arte funeraria tardo-antica e paleocristiana, passato in seguito anche ad altre forme di arte con carattere religioso.


La colomba

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L’uso di una colomba e di un ramoscello d’ulivo come simbolo di pace ha origine con i primi cristiani, che rappresentavano l’atto del battesimo accompagnato da una colomba che reggeva un ramoscello d’ulivo nel becco e utilizzavano l’immagine anche sui loro sepolcri.

Il simbolismo della colomba nel cristianesimo si trova per la prima volta nel Libro della Genesi dell’Antico Testamento nella storia dell’Arca di Noè:


E la colomba entrò da lui alla sera; ed ecco, nella sua bocca una foglia di olivo strappata: così Noè seppe che le acque della terra si erano placate


L’àncora


E’ il simbolo paleocristiano della salvezza, simbolo dell’anima che ha felicemente raggiunto il porto dell’eternità. L’ancora divenne un simbolo cristiano chiave durante il periodo della persecuzione romana.

Il simbolo cristiano nel primo secolo non era la croce; era l’ancora.

L’uso cristiano dell’ancora riecheggia in Ebrei 6:19: “Abbiamo questa speranza come un’ancora per l’anima, salda e sicura“.


Gli epitaffi sulle tombe dei credenti risalenti alla fine del I secolo mostravano spesso ancore accanto a messaggi di speranza.


La fenice

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Il mitico uccello d’Arabia, che, secondo la credenza degli antichi, dopo un dato numero di secoli era capace di risorgere dalle sue ceneri, è il simbolo della rinascita.


Per questo motivo è spesso raffigurato vicino a luoghi di sepoltura cristiani ed è uno dei simboli preferiti della Chiesa primitiva.


I romani usavano il simbolo della fenice sulle loro monete per rappresentare sia la rinascita che l’esistenza imperitura dell’impero.