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Lo sguardo su Istanbul di Silvia Calvi – #Europainvaligia

Redazione


Seguite questo tour di Istanbul, che vi condurrà tra i cibi, paesaggi e monumenti della città più popolosa della Turchia. Ecco lo sguardo su Istanbul di Silvia Calvi, per la nostra rubrica #Europainvaligia

 

 

Atterro all’Aeroporto di Sabiha Gokçen alle 10.20 dell’11 novembre 2017. Sarei dovuta arrivare alle 10.00, ma il mio aereo ha tardato di circa 20 minuti.

In piedi in mezzo a decine di altre persone nella sala d’aspetto, si fa notare un ragazzo sui 20 anni, alto, moro e dalla corporatura robusta.

E’ Ozan Karagöz, amico e guida per il tour di Istanbul, organizzato nel breve weekend che si sta già consumando mentre mi avvicino a lui.

 

 

In sole due mezze giornate Ozan promette un tour completo della megalopoli, condito di interessanti storie e aneddoti sulla città, oltre che alla scoperta di sapori e profumi della tradizione locale e visita a luoghi emblematici.

Segue proponendo di vivere due continenti in uno (giocando sul fatto che la città è divisa in due parti dal Bosforo), di varcare confini e di navigare le acque, di prendere una metropolitana subacquea e in fine di prendere parte a una maratona internazionale… in breve, pare promettere le stelle.

Poi parla di sé: racconta dei suoi studi di ingegneria, di cosa consiste il suo lavoro, confida hobby e passioni, descrive la sua famiglia e, senza timidezza, esterna i suoi sogni, le sue ambizioni e anche qualche simpatico aneddoto sulla sua vita privata.

Come quello di essere forse l’unico turco a non bere il çay, tè tradizionale, rigorosamente nero, che i turchi sono soliti degustare molto frequentemente nell’arco della giornata.

 

 

Ozan è estroverso e socievole, si interessa alla tua personalità, ai tuoi gusti, desideri e aspettative, alla tua identità e alle tue origini, prova persino a imparare la tua lingua, anche se non sempre con successo!

Ci muoviamo fin da subito con i mezzi pubblici, prendendo un autobus diretto verso il centro città.

Niente auto, niente taxi o qualsiasi altro tipo di mezzo privato: se vuoi esplorare e conoscere un luogo, l’atteggiamento migliore da assumere è quello di stare il più possibile a contatto con esso, sia dal punto di vista sociale sia da quello logistico e organizzativo.

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Su questo, io e la mia guida siamo d’accordo.

 

 

Ho potuto così verificare in prima persona l’efficienza del trasporto pubblico locale e notare che non c’è differenza con quello della mia città, Milano. Pulman, traghetto, metro… Ozan mi ha fatto prendere di tutto!

Simit per merenda: tipo di pane turco a forma di ciambella costernata di semi di sesamo in superficie e dall’impasto denso.

Spuntino offerto da Ozan e consumato in tutta tranquillità sulla prua del traghetto in navigazione verso l’altra sponda di Istanbul, mentre contemplavo le acque del Bosforo mosse dalle eliche del mezzo.

Uno stormo di gabbiani accompagna l’imbarcazione quasi per indicarle le tratta. Comportamento anomalo, ma giustificato dalla generosità dei passeggeri (soprattutto di turisti curiosi come me!) che lancia loro pezzi di cibo.

 

 

Situata in centrale e strategica posizione sullo stretto del Bosforo si può contemplare Kiz Kulesi, in italiano La Torre della Fanciulla.

Ozan racconta che La torre fu costruita nel 408 A.C. dai Greci per controllare movimenti e prevenire attacchi delle navi persiane nello stretto.

Successivamente fu ampliata e fortificata dall’imperatore bizantino Alessio Comneno nel 1110 d.C. Quando passò in mano agli ottomani, la torre è stata invece usata soprattutto come faro.

Il fascino Kiz Kulesi ha sempre attratto a sé le attenzione dello straniero, dal conquistato al turista, divenendo oggetto di diverse leggende turche.

 

 

Ozan narra la più famosa, secondo la quale un sultano fece costruire la torre come dimora per la figlia, con lo scopo di proteggerla dal destino predetto da un oracolo, che aveva annunciato la sua morte per opera di un serpente velenoso all’alba del suo 18esimo compleanno.

Segregata nella torre, lontano dai serpenti e dalla terra ferma, la fanciulla poteva ricevere solo le visite del padre.

Nel giorno del suo 18simo compleanno il sultano le portò in regalo un cesto di frutta esotica. Purtroppo però tra la frutta si nascondeva un serpente che morse la giovane principessa la quale morì tra le braccia di suo padre, proprio come l’oracolo aveva predetto.

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Da qui il nome della torre dedicata alla Fanciulla.

 

 

Piede a terra, in poco tempo mi ritrovo nella parte europea di Istanbul. A questo punto la guida trova opportuno affrontare la questione geo-politica, per evitare al turista di sentirsi spaesato.

Spiega che Istanbul è una megalopoli portuale situata nella parte nord-ovest del continente, attraversata dalle acque del Bosforo che divide la parte europea (Tracia) da quella asiatica (Anatolia).

Alla domanda di quale sia la parte migliore, la risposta è strettamente soggettiva perché offrono entrambe molteplici e singolari attrazioni.

 

 

Camminiamo a lungo, ci facciamo spazio tra gente, percorriamo le vie del centro imboccando talvolta viottoli e strade secondarie.

Su e giù dai marciapiedi, superiamo incroci, attraversiamo strade… ma attenzione alle macchine! Istanbul è molto frenetica e trafficata e gli automobilisti non sono molto pazienti!

Di gente per le strade se ne incontra molta, gran parte sono stranieri o turisti come me.

Con i suo quasi 15 milioni di abitanti, Istanbul è la città più popolosa della Turchia. Mi capita di udire anche qualche parola di italiano, ma nel mio tour non c’è spazio per la nostalgia di casa!

 

 

Complici stanchezza e odori invitanti di pietanze turche, la fame si fa sentire e Ozan suggerisce di pranzare con il tipico kebab, meglio se doner!

Di locali ce ne sono parecchi e non resta che l’imbarazzo della scelta, ma io ho fiducia nella mia guida e ci sediamo in uno dei migliori!

Scende la sera e, sorpresa, l’oscurità svela un’incantevole città più luminosa di notte che di giorno. La serata si conclude con Lahmacun, tipologia di pizza turca, un bicchiere di buon vino e un film.

Ozan ha pensato a tutto, anche all’alloggio per la notte. Sistemazione confortevole e sonno ristoratore mi hanno dato la carica per affrontare un’altra giornata intensa.

 

 

Programma della domenica è la visita ai principali monumenti della città. Kebab per colazione, pronti e via!

In ordine, le tappe sono state le seguenti: Sultan Ahmet camii, una delle più storiche e importanti moschee di Istanbul nota anche con il nome di Moschea Blu, a cui è seguita Ayasofya (Basilica di Santa Sofia), controverso edificio testimonianza di differenti passaggi religiosi.

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Yıldız Parki (Parco Yıldız), ironicamente definito da Ozan “il Central Park turco” per bellezza e storicità, Galata Kulesi (Torre di Galata), antica torre medievale in pietra eretta dagli italiani.

 

 

Passa in fretta il tempo a Istanbul ed è un tempo “vibrante”, arricchito da tanti elementi: visioni, incontri, sapori, emozioni.

Cosa cerchi a Istanbul? Cultura, movida, cibo? Quello che cerchi puoi trovarlo senza ostacoli.

Pide e ayran: abbinamento perfetto per il mio ultimo pasto nella grande città. La prima è un genere di pizza turca dalla forma ovale solitamente condita con carne tritata, spezie e verdure, mentre la seconda è una dissetante bevanda a base di yogurt, acqua e sale di cui la Turchia è il principale produttore.

A pomeriggio inoltrato, Ozan mi accompagna al pullman di ritorno per l’aeroporto. Per tutto il tour Ozan regala sorrisi e, se glieli cerchi, anche abbracci. Allora abbraccio la mia guida per scacciare via la malinconia.

 

 

Aspetta che il mezzo sia partito prima di andarsene. Mi saluta da sotto la pensilina della fermata. Mentre mi allontano lo vedo voltarsi, camminare lento sul marciapiede e infine sparire in mezzo alla gente, fra passanti indaffarati, turisti distratti e venditori ambulanti.

Imboccata la via del ritorno, già pianifico nella mia mente la prossima visita. Setaccio i miei impegni sul calendario del mio smartphone … sono fortunata, non dovrò aspettare molto!

Dopodiché la mia mente vaga e lo sguardo si perde fuori dal finestrino, nel traffico.

Arrivederci caro Ozan e magica Istanbul!

 

Testo e foto di Silvia Calvi

 


 

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