Skip to content

Senza categoria

9 Dicembre 2025

Programmi di scambio culturale su teoria dei giochi e alfabetizzazione al rischio

Tra Milano, Copenaghen, Valencia beh, c’è stato un bel fermento in fatto di scambi culturali che ruotano attorno a giochi, teoria delle scelte e un’idea di rischio colta quasi come ponte tra mondi diversi.

Non è un’esagerazione dire che, stando almeno ai dati diffusi dal Politecnico di Milano (2023), Game Jam su temi interculturali hanno visto la partecipazione di quasi 300 studenti, sparsi in nove paesi, il che suggerisce, ma non certifica a priori, un certo impatto della gamification nell’apprendimento trasversale.

È probabile che questi percorsi permettano un aggancio concreto tra scuole, università e centri giovani europei, grazie anche a strumenti originali e sì, facilmente replicabili.

A margine dei canali Erasmus+, tra laboratori strategici e bootcamp digitali, viene fuori che il linguaggio dei giochi attecchisce bene perfino nei contesti meno “classici”.

I dati aiutano a sostenere l’ipotesi: oltre 20 progetti partiti o consolidati nell’arco di due anni.

Scambi internazionali e teoria dei giochi

A pensarci, programmi tipo BRIDGE o Tool Fair hanno lasciato il segno nel panorama
della formazione “altra” in questi anni.

Dal 2019, BRIDGE è una specie di esperimento itinerante in cinque paesi: qui, la costruzione di reti tra partecipanti passa da sfide collaborative ispirate proprio alla teoria dei giochi, di ruolo, di progettazione, insomma, ci si sporca le mani insieme. In primo piano, di solito, ci sono l’analisi delle decisioni condivise, la gestione dei conflitti, strategie per cavarsela collaborando.

Tool Fair, che si muove all’interno dell’universo Erasmus, butta invece lo sguardo sugli youth worker europei: nell’ultimo round, c’erano 80 operatori, 27 organizzazioni, workshops cuciti su misura per ragionare di rischio e strategie attraverso strumenti sempre ludici.

Giochi online, alfabetizzazione al rischio e poker

Adesso, mettere in piedi scambi internazionali sembra in gran parte significare, tra le
altre cose, adottare tool digitali e modalità di incontro online che, va detto, sono cambiate in fretta. Le piattaforme per game jam virtuali, citando quel che riporta Scambieuropei nel dossier 2024, ormai fanno parte della routine sia tra associazioni italiane che danesi.

Si lavora partendo da temi come cittadinanza digitale, sicurezza, gestione del rischio e spesso, non di rado, ci si ispira a giochi strategici che, un po’ come il poker online, si nutrono di psicologia e gestione dell’incertezza.

La partita a poker in rete non è solo divertimento, ma esercizio concreto di analisi delle
probabilità e delle emozioni, elementi sempre più centrali nei laboratori di alfabetizzazione al rischio. Nel frattempo, anche al Politecnico di Milano, non si perde
occasione per citare, ad esempio, la tesi “Game Jam: Bridging Cultures”, dove c’è spazio
per tutto un capitolo dedicato all’impiego dei giochi digitali per rafforzare il pensiero
critico e la consapevolezza dei rischi tipici delle scelte collettive. In alcuni dei laboratori
sperimentali più recenti, viene simulato uno scenario da decisioni rapide: lo scopo?
Allenare soft skill che vanno dalla collaborazione al gestire la pressione comunicativa.

Laboratori e co-progettazione ludica in Italia

Fino al 2018, a dirla tutta, la scena degli scambi era monopolio quasi nord-europeo.
Le cose, però, stanno cambiando: nell’ultimo anno, nove città italiane hanno ospitato laboratori che spingono su giochi da tavolo e di ruolo come chiave per “mescolare le carte”.

Il caso più menzionato, “Proverba”, sembra nato proprio per trovare un terreno comune tra proverbi e modi di pensare locali, mettendo in dialogo visioni diverse di rischio e valutazione delle decisioni. I dati del network Siref raccontano che, tra cento iscritti ai laboratori 2022-2023, più dell’82% dichiara di essersi sentito migliorato nelle scelte strategiche e nella capacità di negoziare attraverso le culture.

A fianco dei consueti scambi “brevi” Erasmus+, va notato che nel 2024 s’intravede un certo entusiasmo per i workshop itineranti, dove il gioco si crea e si testa dal vivo, insieme ai partecipanti, spesso giovanissimi.

Qui si passa da quiz cooperativi a tornei di strategia ispirati alla teoria dei giochi.

Gli educatori, va detto, ritengono che questi strumenti possano facilitare inclusione e iniziativa, benché la misura reale dell’impatto sia discussa.

Alle Game Jam tematiche, la fascia 15–29 anni risulta molto presente; l’engagement, secondo alcune fonti, supera tranquillamente il 70%.

Didattica, inclusione e impatto sociale

L’influsso di questi percorsi non resta chiuso nelle aule o tra i giovani appassionati.

Nell’analisi di Pensamultimedia trapela che la co-progettazione giocosa produce effetti anche sulla costruzione di inclusione e nella sfida ai pregiudizi, quantomeno in parte.

Le buone pratiche, se così vogliamo chiamarle, emergono via via: festival tematici game- based, ad esempio, sembrerebbero trarre vantaggio dal mix tra workshop strutturati e momenti di confronto più sciolti, probabilmente incentivando la nascita di reti europee giovanili.

Gli organizzatori sostengono spesso che la formula “laboratorio + gioco” accelera l’integrazione e fornisce chiavi per capire le strategie di rischio. Riguardo ai dati del 2023: tra oltre mille studenti, si nota una discreta propensione al lavoro attivo e collaborativo.

Sul piano dell’innovazione didattica, questa sorta di connubio tra teoria dei giochi, simulazioni in gruppo e alfabetizzazione al rischio sembra, almeno per ora, una delle poche proposte in grado di unire apprendimento e conoscenza reale delle diversità.

Responsabilità e gioco consapevole

Insomma, nonostante si parli spesso del valore didattico di giochi come il poker, resta in cima la questione della responsabilità. Educatori e organizzatori, comunque, battono il tasto su approccio critico e consapevolezza: distinguere gioco educativo e gioco d’azzardo è, e probabilmente sarà sempre, un riferimento chiave. Nei nuovi programmi di scambio, l’accento scivola spesso su didattica della probabilità, strategie etiche, saper gestire l’incertezza. A guardar bene, emerge l’idea che una pratica regolata e “pensata” del gioco, tipica dei laboratori ispirati alla teoria dei giochi, possa davvero aiutare a mettere a fuoco limiti e possibilità, pure quando ci si imbatte in strumenti digitali e tecnologie non sempre intuitive.

Federico Fabiani

Digital Strategist e Marketing Manager di Scambieuropei; con una grande passione per la musica, il cinema, i viaggi e i Podcast.