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Magazine

20 Febbraio 2026

Oltre la pena: quando il giornalismo diventa Giustizia Riparativa

Continua la campagna social del progetto Insight con un approfondimento sul fenomeno della mediatizzazione e della responsabilità giornalistica

Cosa succede quando un uomo che ha trascorso vent’anni della propria vita “dentro e fuori” dal carcere, fin dall’età di 14 anni, smette di essere solo un numero di matricola o un “pluripregiudicato” e diventa un mediatore?

La risposta è racchiusa nella storia (e non solo) di Lorenzo S., protagonista del podcast di Mauro PescioIo ero il milanese“, lanciato ufficialmente su RaiPlay Sound il 15 marzo 2022. Ma la vera svolta di questa storia non avviene solo dietro le sbarre, bensì tra le pagine di una redazione, quella di Ristretti Orizzonti, rivista scritta e curata dai detenuti della Casa di Reclusione di Padova e della Casa Circondariale di Venezia.

Qui, il giornalismo non è mero esercizio di stile, ma diventa un ponte che supera le sbarre del carcere. Grazie al lavoro della redazione, infatti, Lorenzo vive una metamorfosi profonda; smette di alimentare il mito del criminale per riscoprirsi uomo, trovando la forza di fare mea culpa dei propri errori e di essere reintegrato in società non più come una minaccia, ma come un mediatore esperto.

Il potere della parola che ripara

In Italia, esperienze simili come quelle di Uomini Ombra del Carcere di Opera a Milano-Opera o L’Oblò a San Vittore, passando per Radio Carcere di Radio Radicale, dimostrano che la comunicazione, se mossa da un impegno e da una responsabilità umana e civile collettiva, può dare vite a nuove forme di giustizia riparativa e ad un processo di reintegro attivo che trasforma chi ha commesso un reato da “problema” a “risorsa” per la società.

La giustizia riparativa non è un atto di clemenza o di sterile buonismo. È una rivoluzione culturale che smette di considerare il castigo come l’unico fine della pena, per puntare tutto sulla responsabilità: chi ha sbagliato non deve solo ‘scontare’ il tempo, ma diventare l’artefice del proprio cambiamento e della riparazione verso la società.

L’esperienza di Ristretti Orizzonti, nata dall’intuizione di Ornella Favero, insieme alle altre realtà virtuose nate dentro e fuori le carceri italiane, dimostra che il giornalismo è molto più di un’occupazione: è un potente strumento di riparazione.

Scrivere dal carcere non è un modo per ingannare l’attesa, ma l’atto di riappropriarsi della propria identità per avviare un dialogo, crudo ma indispensabile, con il mondo esterno.

Questo contenuto rientra nella campagna mediatica del progetto INSIGHT – “Initiating New Standards in Journalism”, cofinanziato dal programma Erasmus+ dell’Unione Europea, che promuove un giornalismo etico e una rappresentazione rispettosa delle persone (ex) detenute, favorendone la reintegrazione sociale.

Alessandra Campanari

Direttrice editoriale di Scambieuropei, coordinatrice delle piattaforme digitali e co-responsabile della gestione dei volontari internazionali. Da sempre interessata ai viaggi e al mondo della mobilità giovanile