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I 10 epitaffi più divertenti e famosi al Mondo

Redazione


 

Da sempre la morte provoca dolore ma anche, paradossalmente, curiosità ed umorismo: ecco dunque i 10 epitaffi più divertenti e famosi di sempre.

 

Se sulla morte si può ridere, il modo migliore per farlo è forse proprio scherzare sulla propria, magari con un bell’epitaffio sulla lapide funeraria, in modo che chi si reca a piangere la scomparsa del proprio caro possa consolarsi almeno ricordandone il suo humor e la simpatia.

Non a caso lo humor nero costituisce una delle branche più importanti della comicità, che ha visto all’opera alcuni dei personaggi più famosi di sempre. Altri invece scelgono di farsi incidere una frase significativa, che rispecchi magari la loro esistenza terrena, identificandosi con essa per le generazioni future.

 

Per questo abbiamo selezionato dieci epitaffi divertenti e famosi che nel corso degli ultimi decenni sono stati scritti sulle tombe di vari personaggi famosi. Scopriamoli insieme:

 

 

1. “Scusate la polvere”, Dorothy Parker, morta nel 1967

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Per creare una battuta divertente sulla morte bisogna essere dotati di sarcasmo, senso dell’umorismo e una buona dose di cinismo, qualità che certamente non mancavano in Dorothy Parker, celebre giornalista e scrittrice americana.

Nata in New Jersey nel 1893 da una famiglia ebraica, entrò giovanissima nelle redazioni di Vogue prima e Vanity Fair poi, condendo i suoi articoli di costume o di recensioni teatrali con appunti sagaci che le fecero guadagnare presto la considerazione dei colleghi.

 

Il giardino che conserva le sue ceneri recita: « Qui giacciono le ceneri di Dorothy Parker (1893 – 1967), umorista, scrittrice, critica. Ha difeso i diritti umani e civili. Come epitaffio suggerì “Scusatemi se faccio polvere”.

 

 

2. “Pietà, mio Gesù”, Al Capone, morto nel 1947

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Al Capone, soprannominato Scarface Al, è stato un criminale statunitense, considerato un simbolo del gangsterismo americano e della crisi della legalità durante gli anni del proibizionismo statunitense.

Ha ispirato due film dal titolo Scarface. Il secondo, più famoso, è stato interpretato da Al Pacino. In questo remake i fatti raccontati sono gli stessi del primo di Hawks, ma viene romanzato e trasposto nell’America degli anni ottanta, cambiando il traffico di alcol con il traffico di cocaina. Il protagonista è Tony Montana, ed è un immigrato cubano.

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Sulla sua lapide farà incidere “Pietà, mio Gesù”, quasi a chiedere perdono per tutti i crimini commessi.

 

 

3. “Giace qui, da qualche parte”, Werner Heisenberg, morto nel 1976
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Di per sé, l’epitaffio di Heisenberg non fa molto ridere se non si conosce la figura del fisico tedesco che lo volle sulla sua tomba.

 

La sua reputazione fu in parte rovinata dalla scelta di restare in Germania dopo l’ascesa al potere di Hitler e di guidare anzi il programma nucleare del Terzo Reich, che stava lavorando per creare una bomba atomica con cui porre fine alla guerra.

 

 

 

4. “Sono libero, finalmente libero. Grazie a Dio sono finalmente libero”, Martin Luther King, morto nel 1968

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Luther King  è stato un pastore protestante, politico e attivista statunitense, leader dei diritti civili. Un personaggio che ha fatto la storia, Martin Luther King lottò per tutta la vita contro il razzismo e le catene che tenevano legati, a quei tempi, gli uomini di pelle nera.

 

La fede lo accompagnerà per tutta la vita nella sua nobile lotta personale. Anche per questo farà incidere questa frase sulla sua tomba.

 

 

5. “Amici, non piangete, è soltanto sonno arretrato”, Walter Chiari, morto nel 1991

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La vita di Walter Chiari, conduttore, comico e attore italiano scomparso nel 1991, fu decisamente costellata di ironia. Da giovane era incapace di tenersi un lavoro a lungo termine (da una banca fu licenziato perché sorpreso a imitare Adolf Hitler – si era nei primi anni ’40, in piena Seconda guerra mondiale – in piedi su una scrivania).

 

Nel 1970 la sua carriera fu travolta dall’accusa di detenzione e spaccio di cocaina, e non ritornò più ai fasti di un tempo. L’epitaffio che riportiamo non è realmente inciso sulla sua tomba nel Cimitero Monumentale di Milano, ma era comunque una frase che lui stesso aveva confessato a Dino Risi di volere sulla sua lapide.

 

6. “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”, Fabrizio De André, morto nel 1999

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Probabilmente il più grande cantautore italiano di sempre. “Faber”, ribattezzato così dall’amico Paolo Villaggio, decide di fare incidere sulla sua lapida una delle frasi più celebri della sua lunga discografia.

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“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior” è una frase ripresa dalla canzone “Via del campo” che ai tempi in cui fu scritta parlava di una tra le vie più povere e degradate di Genova, città natale di De Andrè. Qui vivevano i ceti sociali più bassi e le prostitute.

 

I diamanti sono il simbolo della società borghese, perbenista, conservatrice. Da loro non potrà nascere mai nulla. Perché se  simbolicamente i fiori rappresentano il futuro, è solo tramite chi ha saputo vivere la miseria e le sofferenze della vita, che si può costruire qualcosa di migliore.

 

 

7. “Te l’avevo detto che ero malato”, Spike Milligan, morto nel 2002

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Il nome di Spike Milligan, ad esempio, dalle nostre parti non dice assolutamente nulla, nonostante si tratti di uno dei maggiori comici di lingua inglese del dopoguerra.

Comparve poi molto spesso in tv e trovò l’ammirazione perfino di Carlo d’Inghilterra: a questo proposito arrivò un messaggio di congratulazioni del principe del quale il comico interruppe la lettura, definendo l’erede al trono un “piccolo bastardo strisciante” e causando l’imbarazzo dei presenti.

 

La frase che riportiamo si trova sulla sua tomba scritta nell’antico irlandese. Già molto tempo prima di morire, infatti, Milligan aveva detto di voler quella frase sulla sua tomba, ma la diocesi, dimostrando scarso sense of humour, rifiutò quell’epitaffio e si dovette tradurlo in irlandese per aggirare l’ottusità della chiesa.

 

 

8. ” Ho smesso di fumare”, Gianfranco Funari, morto nel 2008

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Personaggio colorito del panorama italiano. E’ stato un conduttore televisivo, opinionista e cabarettista, autodefinitosi il giornalaio più famoso d’Italia.

Si rese celebre con uno stile comunicativo particolare, intenso, caratterizzato da un linguaggio molto diretto, caustico e spesso volgare. Trattava temi politici e di attualità riuscendo a creare spesso polemiche e rappresentando il bersaglio di critiche e di attacchi da più parti.

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Fumatore incallito (tanto da fumare anche in trasmissione), ha fatto apporre sulla sua tomba “ho smesso di fumare” e “manco da qui taccio”. Le sigarette e la sua parlantina rappresentano infatti due simboli della sua vita.

 

 

9. “Cazzo guardi?”, Margaret Smith

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Concludiamo con un epitaffio che non è scritto su nessuna lapide, ma che è frutto di una battuta piuttosto celebre, pronunciata in America dalla comica Margaret Smith e ripresa in Italia da Daniele Luttazzi.

Margaret Smith ha iniziato a girare per i club come stand-up comedian negli anni Novanta, procurandosi anche alcune apparizioni in pellicole cinematografiche.

 

Daniele Luttazzi, invece, ha esordito in tv nei primi anni ’90, prima col Maurizio Costanzo Show e poi con Magazine 3 e Mai dire gol, che gli hanno dato la prima grande popolarità; nel 2001 è arrivato quindi Satyricon, talk show in prima serata che provocò le ire di Berlusconi, allora capo del governo, e portò all’allontanamento di Luttazzi dalla Rai e dalla tv per qualche anno.

 

10.  “174517”, Primo Levi, morto nel 1987

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Sempre nel nostro Paese, ma spostandoci a Torino, troviamo il luogo di sepoltura di Primo Levi. Se tutti gli altri hanno deciso di fare incidere frasi di senso compiuto, la scelta di Primo Levi potrebbe lasciare un attimo interdetti.

La sua lapide riporta il numero “174517”, ossia il numero identificativo che portava tatuato sul braccio durante gli anni di prigionia ad Auschwitz.

 

Partigiano antifascista, nel 1943 venne catturato dai nazifascisti e deportato nel campo di concentramento di Auschwitz in quanto ebreo. Scampato al lager, tornò avventurosamente in Italia, dove si dedicò con forte impegno al compito di raccontare le atrocità viste e subite.

Venne trovato morto alla base della tromba delle scale della propria casa, a seguito di una caduta: rimane il dubbio se la caduta, che ne provocò la morte, fosse dovuta a cause accidentali o suicidio. Il pensiero ed il ricordo del lager avrebbero, infatti, continuato a tormentare Levi anche decenni dopo la liberazione.

 

 

 

Simone Satragno

 

 

 

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