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Viaggi avventurosi e misteri: l’isola degli esploratori scomparsi

viaggi avventurosi
Redazione




12 luglio 1845. A Beechey Island, Canada, una spedizione di 129 uomini scompare nel nulla. Quando i viaggi avventurosi erano davvero troppo.

 

In altre occasioni si è parlato di viaggi avventurosi, qui invece parliamo di un luogo pericoloso che ha reso tristemente famose le tombe di 4 esploratori e che ha fatto perire 129 navigatori.

Non erano famosi in vita, ma dallo loro morte sono state cercate risposte per molto tempo.

 

Siamo in Canada a Beechey Island, che di spiaggia ha ben poco. Rocce grigie, montagne grigie, varie tonalità di grigio. Un posto solitario senza nessun tipo di vegetazione.

 

Beechey Island si trova all’angolo sudovest di per fare viaggi avventurosi, perché è stato teatro di una storia di esploratori, avventura e sogni.

Dal 1845 ospita i resti di quattro uomini, i primi a morire di una spedizione che voleva fare la storia. Cosa è successo ai 129 uomini della spedizione Franklin?

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Sir John Franklin, nato a Lincolnshire in Inghilterra nel 1786, lavorava per la Royal Navy durante le guerre Napoleoniche ma si diresse verso l’Artico dopo la sconfitta di Napoleone.

Il comandante Franklin aveva 59 anni ed era più vecchio della media dei suoi colleghi.
Prima della sua spedizione, nel 1819 altri 10 uomini finirono col dover mangiare gli animali caribù e i loro escrementi, le scarpe di cuoio e si mangiarono anche tra loro. 
Ma andiamo con ordine.

 

Viaggi avventurosi e ottimismo per l’Inghilterra

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In quel momento, Franklin e tutta l’Inghilterra sentiva che quel viaggio sarebbe stato positivo, differente da quello del 1819.

Era il tempo in qui i viaggi avventurosi erano all’ordine del giorno e servivano a tracciare davvero percorsi e rotte inesplorate. 

 

L’obiettivo era completare per la prima volta tutto il passaggio a Nordovest nella speranza di trovare una maniera più facile per attraversare l’Asia dal Nord America.

Navigarono quindi fino a Baffin Bay tra la Groenlandia e il Canada, verso est attraverso Lancaster Sound e poi attraverso lo Stretto di Bering giù dalle coste ovest dell’Alaska.

 

Secondo i giornali dell’epoca, i navigatori avrebbero affrontato il percorso con facilità anche grazie alle loro ampie scorte di te, rum e circa 8000 scatolette di carne, verdure e zuppe.
L’equipaggio lasciò Londra il 19 maggio 1845 con 24 ufficiale e 110 uomini a bordo di 2 navi:
HMS Erebus and the HMS Terror.
Il nome di questa seconda nave che già lasciava intendere qualcosa.

 

Dopo una breve sosta in Scozia, salparono verso Disko Bay, sulla costa ovest della Groenlandia dove la ciurma scrisse quelle che sarebbero state le ultime e ottimistiche, lettere a casa.

 

In quel momento cinque uomini si erano già ammalati ed erano stati mandati a casa su navi di emergenza. I più fortunati di tutti.

Il 12 luglio, i restanti 129 uomini salparono per il Canada e due settimane dopo incontrarono due navi a Baffin Bay, che poi dissero che l’equipaggio stava bene e di buon umore.

 

Così Franklin e i suoi  uomini continuarono verso ovest. E poi sparirono. 

 

Le ricerche, le analisi le risposte 

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Nonostante si sappia come la storia finisca, è facile immaginare l’esaltazione e la paura che può cogliere quando ci si imbarca per un viaggio del genere, che avrebbe dovuto fare la storia.

Il paesaggio su Beechey Island è al tempo stesso intimidatorio e intossicante. E’ forse per questo che quegli esploratori rischiarono cosi tanto.

 

Dalla sparizione dell’equipaggio passarono due anni e un certo silenzio da quelle terre a nord del Canada. Le preoccupazioni crebbero e furono organizzate tre spedizioni di salvataggio nella primavera del 1848 che non trovarono nessuna traccia dei navigatori scomparsi.

 

Nel 1850, un’altra flotta di navi avvistò un segnale sulle coste di Beechey Island.

Finalmente avevano un indizio. Si scoprì che la ciurma aveva passato l’inverno del 1845 su quell’isola, lasciando dietro centinaia di lattine che contenevano le loro scorte.

Lasciarono anche 3 membri dell’equipaggio, i primi feriti della spedizione. 

La pietra indicava che il primo a morire era stato John Torrington, vent’anni, il primo dell’anno 1846, seguito tre giorni dopo da John Hartnell, di soli 25 anni. William Braine visse fino al 3 aprile.

Una quarta tomba venne aggiunta dopo. Era quella di Thomas Morgan, un ufficiale investigatore che morì nel 1854 cercando l’equipaggio perduto.

 

Ma gli uomini di Franklin morirono nei primi mesi della loro spedizione, quindi cosa li uccise così presto?
Tra il 1984 e il 1986, una squadra di ricercatori guidati dall’antropologo Thomas Morgan, professore alla University of Alberta in Canada, riesumò i tre corpi che erano ben conservati essendo stati sotterrati in una terra ghiacciata.

Trovarono i segni di un alto livello di piombo nei loro corpi. Che avevano ingerito dal cibo in scatoletta o dall’acqua potabile fornita dalla nave.

 

Nel 2016, una squadra guidata dal tossicologo Jennie Christensen rianalizzò le dita e le unghie di Hartnell e scoprì una carenza di zinco, dovuta alla mancanza di carne.
Questo avrebbe compromesso il suo sistema immunitatario ed esacerbato altre condizioni come la polmonite o la tubercolosi.

 

La squadra concluse quindi che piombo assieme alla malnutrizione e alle generali scarse condizioni di salute, contirbuirono alla morte degli uomini.

 

Nel 1854 Franklin e il suo equipaggio, furono officialmente dichiarati morti.

 

Quell’anno uno dei sopravvissuti, John Rae incontrò uno degli Nunavut Inuit vicino Kugaaruk, a circa 650 km a sud di Beechey Island, che disse di avere incontrato 35 o 40 uomini lottare nella neve e poi morire al freddo e alla fame.

I segni sui corpi fecero capire che era nato del cannibalismo.

 

Su una nota trovata finalmente nel 1859 in un segnale sull’isola di King William a 670 km a sud ovest di Beechey Island, i ricercatori capirono che Franklin stesso era morto lì nel 1847.

 

Per i seguenti 165 anni, la gente ha continuato a cercare i resti degli uomini e della nave. I resti delle navi HMS Erebus and HMS Terror furono trovate rispettivamente nel 2014 e nel 2016

 

Urla e silenzio glaciale

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Se decidete di fare questo viaggio, sulle orme degli esploratori scomparsi, vi ritroverete forse a stare qualche minuto in silenzio vicino alle loro tombe.

Pregare probabilmente, ormai, non serve più.

Ma deve essere interessante piuttosto provare ad ascoltare quegli spiriti di navigatori d’altri tempi che sognavano gloria e viaggi avventurosi, senza vedere nei ghiacci e nelle intemperie un rischio che li poteva bloccare dal raggiungere l’obiettivo. O almeno provarci.

 

Le foto che farete ritrarrano una copia delle tombe dei primi 3 uomini, gli originali si trovano al Prince of Wales Northern Heritage Centre in Yellowknife, nei territori del nord.

 

Nel 1854 fu costruita Northumberland House dall’equipaggo di una delle navi di ricerca. Nessun albero disponibile, usarono il legno di uno strumento per la caccia alle balene.

 

Una piccola struttura di eventuale accoglienza. Anche dopo sette anni dall’ultimo avvistamento, l’edificio era stato ottimisticamente costruito in caso qualcuno degli uomini perduti avesse trovato la strada per il ritorno.

 

Ormai il tetto della costruzione si è disintegrato e sono rimasti alcuni resti di muri. La barriera di carbone e lattine di cibo con i quali una volta fu riempito, sono ora arruginite e disseminate per la spiaggia dove si trovano anche altri monumenti costruiti e dedicati a Franklin e ad altri esploratori.

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La presenza di queste quattro tombe ha sicuramente reso famosa questa isoletta dispersa nel mare artico. E fatto in modo che aumentassero le norme di sicurezza.

Le navi da crociera che vanno lontano nell’Artico, da allora hanno rinforzato i loro scafi in caso incontrino ghiaccio, il che non sembra una possibilità così remota.

 

Viaggi avventurosi e non solo. Alcuni itinerari restano nella storia.

Se decidete di voler conoscere da vicino questa storia e vedere con i vostri occhi quelle terre desolate dove morirono 129 uomini, preparatevi bene.

 

E non portate scatolette di latta.

 

 

 

Fonte : BBC Travel

 

 

 


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