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I 5 migliori orti urbani in Europa

Redazione




 

Il futuro sostenibile è già tra noi: realtà concrete e già perfettamente funzionanti. E’ questa la nuova moda dei cosiddetti orti cittadini. Ecco allora per voi una lista dei 5 migliori orti urbani in Europa.

 

L’agricoltura urbana è praticata nel mondo, per motivi di sussistenza, da più di ottocento milioni di persone. Da qualche anno, però, è tornata in auge anche nei Paesi più ricchi, ed in particolar modo in Europa.

In Francia, Germania, Inghilterra e nell’Europa del Nord,  ad esempio, la pratica degli ‘orti urbani, ha una storia abbastanza recente, parallela a quella dell’Italia, ma di grande interesse

 

Londra, Parigi e Berlino infatti, ospitano associazioni nazionali dei ‘giardini familiari’ e qui, da decenni, associazioni di consumatori ed enti della pubblica amministrazione organizzano i lotti disponibili e offrono servizi ai conduttori di orti urbani.

 

Negli ultimi anni si è sviluppata una tendenza che intende cambiare il rapporto tra cittadino, città e verde. La coltivazione in aree urbane ha contagiato sempre più strade, abitazioni e palazzi, sostituendo il grigiore contemporaneo con il verde delle piante.

 

Ecco dunque la lista per i 5 migliori orti urbani in Europa:

 

 

1. Berlino, Germania

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Negli ultimi due o tre anni,  la città si è colorata sempre più di verde: la capitale tedesca sta infatti conoscendo, più di tante altre, un incremento esponenziale del numero degli orti urbani.

L’Allmende Kontor è il più grande orto urbano della città, costruito sulle piste d’atterraggio dello storico aeroporto di Tempelhof, usato in epoca nazista e poi dismesso.

 

Al posto delle distese di asfalto oggi si possono vedere, sulla linea d’atterraggio, fiori, piante e ogni tipo di ortaggio. Per partecipare al progetto “basta ritagliarsi uno spazio e dargli un nome”. Ci si può costruire tutto quello che può essere utile alla coltivazione, purché amovibile.

 

Dove prima partivano e atterravano aerei dagli intenti bellicosi, oggi si coltiva all’insegna dell’armonia, una bella parabola che i berlinesi sembrano decisamente apprezzare.

 

2. Firenze, Italia

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Uno dei progetti più nuovi e interessanti, dal punto di vista dell’ubicazione, è quello degli Orti Dipinti, un orto sociale in pieno centro storico a Firenze inaugurato ad ottobre 2013.

In linea con le Community Garden internazionali, che puntano sulla cultura ambientale per il recupero di zone cittadine inutilizzate o degradate, l’architetto Giacomo Salizzoni ha pensato di sfruttare in questo senso una ex pista di atletica in Borgo Pinti (da cui il nome degli Orti), in uso alla adiacente Cooperativa Barberi che accoglie ragazzi con disabilità.

 

L’idea di partenza degli orti urbani è stata solo la scusa per cominciare. I progetti già avviati, in via di sviluppo e in attesa di sponsorizzazione, infatti, sono molteplici.

 

Tra questi, per esempio, “L’albero dell’energia”, una struttura in legno di bambù dotata di pannelli fotovoltaici che servirà per alimentare 6 sorgenti: una webcam, un sistema di illuminazione a led, un ripetitore wireless, un impianto sonoro, un punto di ricarica per i cellulari e una scheda Arduino (sorta di cervello elettronico che monitora lo stato di salute delle piante attraverso il livello di umidità e di fertilizzazione del terreno).

 

La buona notizia per Orti Dipinti è che L’albero dell’energia, per ora, è al primo posto tra i progetti che parteciperanno alla selezione del premio Edison Start.

L’ambizione di un luogo pubblico come questo non è, perciò, solo quella di favorire relazioni sociali legate al lavoro della terra, ma di partorire idee capaci di educare e formare anche nuove figure.

 

3. Todmorden, Inghilterra

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Piccola città inglese di 16 mila abitanti, precisamente nel West Yorkshire, da qualche anno a questa parte è soprannominata dagli abitanti: “Todmorden Incredible Edible”, ovvero Todmorden incredibilmente commestibile.

Il motivo è presto detto: circa tre anni fa, la popolazione locale, spinta dall’iniziativa di due donne, Maria Chiara e Pam Warhurst, ha deciso di tentare una strada comunitaria, in collaborazione con le istituzioni, per reagire e combattere la crisi alimentare in atto

 

L’iniziativa si basa sulla condivisione pubblica, utile per cominciare a coltivare ogni genere di ortaggi, frutta e verdura sfruttando il suolo pubblico, cominciando dal pezzetto di terra intorno a casa, fino ad arrivare ai giardinetti comunali, alle aiuole, ai viali alberati e ai bordi del cimitero.
Tutti i cittadini sono invitati a coltivare la terra e tutti sono liberi di raccoglierne i frutti, così, per esempio, i pendolari che tornano a casa dopo una giornata di lavoro, possono tranquillamente fare la spesa gratis attraversando il giardino della stazione e raccogliendo fagiolini o pomodori maturi.
Il successo è stato tale che l’amministrazione locale ha messo a disposizione ogni più piccolo pezzetto di terra in nome della sostenibilità e dell’aggregazione sociale, ponendosi, addirittura, l’obiettivo di diventare una città autosufficiente dal punto di vista alimentare entro il 2018.

4. Barcellona, Spagna

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La diffusione degli orti urbani è uno dei frutti più creativi del movimento 15-M (movimento di protesta nazionale del 15 maggio 2011). Gli attivisti vogliono riappropriarsi della città e prendersi cura della terra.

Senza lavoro, senza casa, e sempre più spesso, senza cibo, gli orti urbani hanno dunque una funzionalità pratica: forniscono cibo a coloro che non sono in grado di acquistarlo, riconsegnano la dignità a chi ne ha di meno.

 

Esperienze contro corrente, laboratori di resistenza che, non solo interrogano un particolare sistema agricolo e alimentare, ma anche il modello che li contiene, il capitalismo, che fa dei luoghi nei quali viviamo posti inabitabili e che ci nutre con cibi malsani.

Non si tratta solo di lavorare la terra e di creare orti e giardini urbani, ma di generare uno sfondo dinamico con altri movimenti sociali, alleanze che favoriscono cambiamenti politici e cercano di mettere fine a questo sistema insostenibile.

 

5. Parigi, Francia

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Cento ettari supplementari costituiti da tetti e muri vegetali entro il 2020, Parigi è pronta a mettere in pratica il suo piano di ‘vegetalizzazione urbana’. Iniziato nel 2007, oltre a produrre vegetali per l’alimentazione, il progetto punta a ridurre l’inquinamento acustico e atmosferico, e il riscaldamento urbano.

La città del resto nel 2012 ha vinto già il “premio Territoria” per i suoi esperimenti di tetti vegetali. Nel 2014, sono partite altre 30 iniziative innovative di vegetalizzazione urbana, in accordo al Piano di biodiversità di Parigi votato nel 2011, che prevede appunto la progettazione di 7 ettari di tetti vegetali su tutto il territorio cittadino, poi rafforzato dal programma 2014-2020 che impone la creazione di 100 nuovi ettari di tetti e muri vegetali.

 

Tornando alla capitale francese, sono sempre più diffusi anche i “Jardins Partagés” (JP), giardini collettivi creati e gestiti da associazioni di quartiere in piccoli appezzamenti di terreno messi a disposizione dal Comune.

Quasi ogni quartiere ne possiede uno, per un totale di circa 50 JP: principalmente uno strumento per creare una situazione di benessere psico-fisico e relazionale, ma al contempo un’occasione per fare attività fisica e magari coltivare ortaggi adatti a una sana alimentazione.

 

Così, nel 2001 il comune ha lanciato il programma Charte Main Verte con l’obiettivo di regolare, sostenere e promuovere i giardini comunitari all’interno del territorio parigino. I JP sono gestiti da associazioni di quartiere, preesistenti o create ad hoc sulla base di un’idea partita dai cittadini o dai consigli di quartiere, talvolta su sollecitazioni delle singole municipalità.

 


E voi conoscete altri esempi di orti urbani? Segnalateceli nei commenti qui sotto

 

 

 


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