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Foreste, laghi, e luce: racconto di un’avventura tra Svezia e Finlandia – #Europainvaligia

Redazione




Oggi vi raccontiamo l’#Europainvaligia di Davide, un’avventura tra Svezia e Finlandia!

 

Gli anni di studio all’università si stanno per concludere, ancora qualche mese e tutto sarà un ricordo. Ero appena rientrato a casa dopo un lungo soggiorno di studio all’estero, ed iniziavo a soffrire della nota depressione post­-Erasmus, dopo tanti mesi si torna nella normalità dei vecchi luoghi, le solite facce, e subito un po’ di nostalgia per il periodo appena passato si fa sentire

 

Il desiderio di viaggiare, esplorare e di vivere un’altra avventura era vivo e decido di investigare sulla rete in cerca di qualcosa di originale, un lavoro estivo, un viaggio all’estero ecc..

 



“Opportunità di lavoro/volontariato estivo, Nord Europa”, riportava il titolo di un annuncio, visto quasi per caso girovagando tra vari siti che propongono scambi culturali, stage estivi ed esperienze all’estero. Leggo il contenuto e decido di compilare l’application form, la prospettiva era interessante, o meglio affascinante.

 

L’estate era alle porte e la laurea era diventata un bel ricordo, pensavo dall’aeroporto finché aspettavo il volo low cost per Stoccolma. Ebbene si, tutto era andato a buon fine, e se l’adrenalina del post laurea calava, quella per questa nuova avventura cresceva: affrontare un mese in una foresta svedese, a sostenere come volontario un progetto di eco­turismo.

 

Bene, conoscevo poco e nulla di questo paese, a parte qualche stereotipo e quei pochi svedesi che avevo conosciuto al bar in Erasmus, non sapevo cosa aspettarmi. Il freddo, forse l’unica cosa di cui potevo essere certo, anche ad Agosto.

 

Avevo concordato, via mail, con il responsabile del progetto una data di inizio, e decisi di partire qualche giorno prima per visitare Stoccolma. Sul pullman che dall’aeroporto portava al centro città, conobbi un italiano, quasi compaesano, fatalità, da anni trasferito in Svezia (per amore e lavoro) e mi raccontò la sua esperienza da expat e di quanto amasse questo paese, nonostante le avversità. Arrivati al bus terminal ci stringiamo la mano e mi augura buona fortuna, ci salutiamo e mi incammino verso l’ostello. Era un venerdì sera dei primi di agosto, un clima gradevole e il cielo ancora chiaro nonostante l’orario tardivo, c’era movimento per la città, molti giovani, molti turisti e si sentiva parlare inglese ad ogni angolo.

 

Bike and Soul Stoccolma

 

Mi accomodo in ostello, camerata mista da 8, saluti di rito ai compagni di stanza e trascorro la serata con un ragazzo francese, viaggiatore solitario pure lui, mi propone di uscire, qualche locale, parecchi drink e la speranza di conoscere almeno una bella bionda svedese. Ma gli auguro buona fortuna e mi limito ad una breve passeggiata nei dintorni dell’ostello, sapendo che a seguirlo, il giorno dopo sarebbe stata dura alzarsi. Chissà poi come gli è andata…

 

Sabato seguo uno dei free walking tour della città, la guida ci racconta storia, aneddoti e curiosità su Stoccolma e rimango stupito dalla spiegazione del “Why buying alcohol is so expensive in Sweden and why you can buy it only in specific shops”. A quanto pare l’alcool rappresenta un surplus universale nella visione del mondo. La famiglia reale, il cambio della guardia, gli AbbA, insomma non ci sfugge nulla.

 

All’ufficio turistico inoltre si trovano guide specifiche per gay e lesbiche, e capisco quanta libertà e tolleranza si respira in questa città, nonostante l’idea di persone fredde e chiuse. Trascorro il week end, nella capitale scandinava, il sabato sera decido di girare il centro città, che era letteralmente invaso da giovani scatenati e la città sembrava trasformata in una grande festa a cielo aperto, quando la mattina dopo, domenica, il vuoto totale.

 

Il lunedì mattina, sono in partenza verso quel piccolo paesino lontano dalla capitale ed immerso tra laghi e foreste che mi avrebbe ospitato. Il paesaggio che si ammira uscendo da Stoccolma è incantevole, enormi distese di prati verdi, foreste, tante foreste e laghi, uno spettacolo.

 

Il viaggio dura all’incirca due ore, arrivo alla stazione dalla quale dovevo prendere un bus verso il paese. Notai subito nelle aiuole adiacenti la stazione delle tende piantate, probabilmente dei backpackers che avevano cercato un rifugio di fortuna.

 

Non c’era anima viva nelle vicinanze della stazione, ero solo ad aspettare il bus, con la speranza di prenderlo verso la direzione giusta. Salgo e sono ancora l’unico viaggiatore, mi siedo vicino all’autista al quale chiedo tramite linguaggio a gesti misto inglese se poteva indicarmi quando saremo giunti alla fermata del paese.

 

Anche durante questo breve viaggio si aprivano panorami incantevoli, sopratutto in questa zona distante dalla città, le case (rigorosamente in legno) apparivano molto più decorate, del tipico colore rossastro con cornici bianche, adornate di fiori. Il bus mi lascia al centro del paese, di fronte ad una vecchia stazione dei treni. Mi guardo intorno e non posso fare a meno di notare un piccolo bar/grill con appeso fuori il tricolore italiano, più avanti scoprii che era gestito da siriani, che parlavano italiano in quanto avevano vissuto in Italia per anni.

 

Di lì a poco sarebbe passato Jonathan, un ragazzo che lavorava in questa foresta e che mi avrebbe accompagnato. Arriva orgogliosamente su una Volvo un po vecchiotta e rumorosa, fortunatamente mi riconosce, e si parte.

 

Usciamo un po’ dal paese ed arriviamo in breve tempo alla foresta, parcheggia e ci incamminiamo nel bosco, arriviamo ed rimango incantato. Andreas, il proprietario, assieme ad una associazione turistica locale, negli anni hanno costruito, all’interno di questa foresta una sorta di hotel fatto di tante piccole casette, costruite in legno e ricoperte di terra e muschio con due piccoli letti all’interno ed un piccolo caminetto in pietra, basta. Niente elettricità, acqua corrente, wi­fi. Nulla. Circondati solamente dalla natura.

 

Foresta svedese

 

Qui la mia attività consisteva nel dare un aiuto generale nei vari lavori che c’erano da svolgere, quali tagliare la legna, pulire ed organizzare la dispensa, pulire le “toilette naturali”, accogliere i turisti ed essere il loro punto di riferimento nei weekend e solitamente anche nei pomeriggi, in quanto nessun altro sarebbe stato presente, né Andreas né Jonathan.

 

Incredibile quanta fiducia ti dimostrano gli svedesi, dopo qualche giorno avevo le chiavi della reception e gestivo gli ospiti autonomamente. Ero assieme ad altri due ragazzi volontari francesi, condividevamo la stessa casetta, nettamente più grande delle altre, con un piccolo fornellino a gas, per facilitare la nostra permanenza.

 

Col passare dei giorni iniziavo a considerare questo posto come un piccolo eden, dove alla mattina ci si svegliava con il canto degli uccellini, qualche scoiattolo che grattava sulla casetta, o la luce del sole che entrava tra qualche fessura. Tutto quello che era costruito intorno era naturale di legno e pietre, si metteva piede fuori dalla casetta e si era abbracciati dal verde del sottobosco circondati da alti alberi di abete ed arbusti di mirtilli.

 

Col passare dei giorni prendo confidenza con il posto e nei momenti liberi inizio ad esplorare la zona circostante; seguendo un piccolo sentiero si arrivava ad un laghetto, piccolo, freddo, circondato dalla foresta, in riva al quale vi era costruita una piccola sauna galleggiante. Percorrendo un altro sentiero invece si arrivava ad un piccolo pozzo naturale dove si raccoglieva l’acqua potabile da utilizzare per gli ospiti. Era acqua che filtrava dal sottosuolo della foresta e si raccoglieva in questa piccola conca, sporca di aghi di pino e muschio, ma di un sapore unico.

 

A questa latitudine d’estate la sera il sole tramonta molto tardi, rimane un cielo chiaro e dalla riva di questo lago guardando verso ovest si ammiravano tramonti stupendi, circondanti dal silenzio, e dalla luce che piano piano andava a nascondersi all’orizzonte. Più che un semplice tramonto era un’emozione.

 

Ricordo vivamente una sera in particolare, c’erano pochi ospiti presenti e bene o male tutte le attività del giorno erano terminate. Preparo una cesta di legna appena tagliata e mi incammino verso la sauna. Era sera inoltrata, l’aria era fresca. La sauna andava preparata, carico la legna nella stufa, prendo un secchiello d’acqua dal lago e aspetto che si scaldi. L’attesa era conciliata dai colori vivaci del sottobosco illuminati dalla luce del tramonto, e il dolce rumore dell’acqua del lago. Era metà agosto, ma credo che la temperatura esterna era di circa 8-­9°C.

 

Tramonto sul lago

 

Niente di meglio che gustarsi una bella sauna calda o “bastu” in svedese, alle 10 di sera con gli ultimi raggi di sole che entravano dalla finestrella, circondanti dalla foresta ed il lago alle spalle. Un’altra interessante avventura vissuta durante il soggiorno erano le docce calde per i volontari…tutto un dire.

 

Come detto nella foresta non c’era acqua corrente tanto meno calda, ma per noi volontari c’erano a disposizione poco distante, gli spogliatoi della squadra di calcio locale. Ecco, il concetto di poco distante era relativo. Per raggiungere questa struttura ci si incamminava nel bosco per più di mezz’ora finché si spuntava a ridosso degli spogliatoi. Apparentemente nel periodo estivo nessuna società sportiva usufruiva degli impianti (al quanto strano per me, se in Svezia non si allenano d’estate con temperature miti,,mah)

 

Avevamo comunque le chiavi per entrare e tutti gli spogliatoi a disposizione. L’alternativa al camminare era utilizzare le biciclette a disposizione anche per gli ospiti, che usavano eventualmente per raggiungere il paese, biciclette “svedesi”. Si frenava pedalando all’indietro, e fin qui ok, ma altrettanto pedalando all’indietro, con uno scatto diverso si cambiava rapporto, bisognava prenderci un po la mano.

 

Anche se tutto sommato camminare era meglio visto che con una bici da città nel bosco, sulla via del ritorno, una volta fatta la doccia, si arrivava più sudati di prima. In ogni caso credo che dopo qualche settimana senza acqua calda, di aver apprezzato quella doccia come non mai. E mi sono reso conto di quanto siamo abituati bene…

 

Terminato il “soggiorno” nella foresta, riparto per Stoccolma dove mi fermo solo pochi giorni per visitare ancora un po’ questa bellissima città. Durante l’Erasmus, tuttavia, avevo stretto amicizia con dei ragazzi e ragazze Finlandesi, e vista la situazione, decido di mettermi in contatto con loro e salpare per la Finlandia! Helsinki è raggiungibile da Stoccolma in nave con una delle varie compagnie di crociera svedesi in circa 12 / 14 ore di viaggio, attraversando il baltico con una sosta alle isole Aland.

 

Su queste traversate avevo sentito varie storie del tipo che, svedesi e finlandesi si riversavano sulle navi per fare festa, in quanto la vendita di tabacco ma sopratutto alcool è tax free e visti i prezzi nei rispettivi paesi, era comprensibile osservare tanta gente salire su queste navi e fare scorta.

 

Mi imbarco con la VikingLine nel tardo pomeriggio da Stoccolma, alloggio con sistemazione basic sottocoperta in stanza da 4. I miei compagni sono un Finlandese appositamente in viaggio per rifornirsi di alcool tax free, un ragazzo cinese di Udine praticamente italiano ed un marocchino di madrelingua francese ma con parlata fluente in italiano, in quanto anche lui ha vissuto in Italia. Si parla del più e del meno ma poi ognuno per le sue.

 

Niente da dire la traversata Stoccolma ­ Helsinki è incantevole, paesaggi stupendi che si affacciano mano a mano che si avanza e la sera sovrastata da un tramonto rosso come il sangue. Durante il tragitto mi avventuro nella giungla della nave, gente che beve e fuma, coppie che si avvinghiano, sale slot e macchinette mangiasoldi ovunque, casinò di qua e di la, entro anche nel tax free shop, l’intenzione c’era ma resta comunque da dire che l’alcool costa ancora meno in Italia al bar, servito al tavolino.

 

Traversata Stoccolma - Helsinki

 

Prima di rientrare in stiva, salgo sulla terrazza della nave verso prua e mi fermo ad ammirare il paesaggio. Dormo con un sonno profondo che al mattino dopo non sento lo speaker che avvisa l’arrivo al porto di Helsinki e di prepararsi allo sbarco. Mi sveglia il cinese rientrato dalla colazione, ed in fretta e furia riordino lo zaino, si attracca ed eccoci in Finlandia.

 

“Tervetuloa Suomeen”
Trovare un alloggio economico ad Helsinki è stata un impresa, apparentemente in città c’è un solo ostello e li avevo prenotato. Camerata da 20, gente di tutte le nazionalità ed età ed un via vai continuo.

 

Mi sarei più tardi trovato con uno dei ragazzi conosciuti in Erasmus che mi avrebbe fatto da cicerone per i due/tre giorni di soggiorno. La prima impressione della città è il costo della vita: il primo pranzo, ovvero un kebab con falafel 9,5 €. In compenso in qualsiasi bar ristorante l’acqua è gratis, brocche a volontà. Lo stesso mio amico finlandese ammette quanto sia cara anche per un residente, ed anche qui la piaga dell’alcool dilaga, comunque dai 4€ in su per una birra piccola in un losco bar di periferia.

 

Girando per la città, la mia attenzione è attratta da degli edifici singolari ubicati tra i vari condomini, apparentemente la sauna fa talmente parte della cultura popolare che vi sono delle saune pubbliche ad accesso gratuito per i residenti coloro che non possono permettersi la sauna privata in casa. Sì, ogni casa qui generalmente ha una sauna, seppur piccola ma ce l’ha.

 

Una sera ceno con il mio amico ed altri in un ristorante tipico, gestito da cinesi. Le polpettine di carne vanno alla grande qua. Molto suggestivi sono dei piccoli laghetti che ogni tanto sbucano qua è la per la città, mi spiegano d’altro canto che i colori della bandiera finlandese, bianco e blu rappresentano il colore della neve e dei laghi.

 

Lascio Helsinki dopo tre giorni, per dirigermi verso nord a circa 4ore di pullman in una città con un nome un po difficile da pronunciare “Jyväskylä”. Qui avrei trovato delle amiche finlandesi sempre conosciute durante il periodo Erasmus, ed avrei trascorso con loro alcuni giorni. Jyväskylä è una città molto bella e caratteristica, circondata da un enorme lago ed ha una rinomata università.

 

L’immagine che presenta è di una piccola cittadina universitaria con molto giovani anche stranieri, (molti infatti vengono a studiare qui per la qualità ed i servizi offerti dall’università). Incontro una delle mie amiche alla stazione dei treni, pranziamo ad un ristorantino indiano e nel pomeriggio visitiamo la parte esterna della città, forse la più caratteristica. Più a nord ci si spinge, più la cultura della sauna è forte, infatti arrivati al porticciolo sul lago, noto numerose e cosi denominate “saune flottanti/saune barca a noleggio”, ovvero imbarcazioni sauna che possono essere noleggiate, per navigare sul lago fare una calda sauna ed un bel tuffo nell’acqua gelida!

 

La famiglia di una delle due ragazze si era gentilmente offerta di ospitarmi durante la mia permanenza e ricordo sopratutto che la madre era molto entusiasta in quanto era insegnante di lingue e tra le varie parlava anche un po di italiano. E’ stato molto interessante sperimentare l’ospitalità di una famiglia finlandese che cerca di farti sentire a casa preparandoti una cena all’italiana. Mi rimarrà sempre impresso il ricordo di quella cena, partendo dal presupposto che noi italiani quando si parla di cibo e mangiare siamo molto esigenti.

 

Stavo chiacchierando in giardino con la mia amica quando arriva la mamma annunciando che la cena era pronta..erano le 5 di pomeriggio! Ho gustato un’ottima pasta al pomodoro semplice semplice ed un secondo invece tipico finlandese preparato appositamente per la mia presenza: spezzatino di renna. Mi spiega infatti che dalle loro parti è tipico consumare la carne di renna solitamente sotto le festività come il natale, dato l’elevato costo della carne stessa e la difficoltà della preparazione, richiede una cottura attenta e lunga. Comunque un sapore particolare che ricorda quello della nostra tipica selvaggina.

 

Capisco in ogni caso come mai il fatto di cenare alle 5 di pomeriggio. L’usanza vuole che tra i pasti principali ed il dolce vi sia una lunga pausa conciliata da una calda sauna. E mi ritrovo nudo con un asciugamanino, in sauna col padre della ragazza a parlare di argomenti improbabili con due birre in fresca che ci aspettavano nel retro giardino per la fase di “cooling down”. Interessante, e finito il nostro turno, vanno la mamma e la ragazza.

 

Finito questo break è il momento dei dolci, ottime torte di frutta fresca colta nei paraggi come mirtilli e lamponi; deliziosi. Il fatto comunque della cena così presto, mi confida il padre, è dovuto principalmente al fatto che durante i lunghi inverni le ore di luce sono molto poche e tutto il ritmo giornaliero cambia, gli orari stessi di lavoro sono talvolta ridotti, tanto che alle 3 di pomeriggio, molti rientrano.

 

Lascio con dispiacere la calorosa accoglienza della famiglia della ragazza, per fare tappa un ultimo giorno nel centro di Jyväskylä. Alloggio ospitato da un’amica della ragazza e trascorriamo un tipico sabato da finlandesi, giro in centro città con visita al mercato locale, dove la mia attenzione è attratta dal banchetto di un anziano signore che vendeva funghi di una qualità particolare che da noi non si trova, e come intuisce che non sono del luogo sfoggia un inglese accademico; avrà avuto 80 anni.

 

Ci fermiamo anche da H&M ad acquistare un paio di guanti in quanto l’aria pungente e fresca di fine agosto stava dando problemi alle parti del corpo non coperte. Concludiamo la giornata con cena a base di pizza Hawaii con ananas e drink al pub. L’indomani sono sulla via del ritorno, autobus all’alba verso l’aeroporto più vicino di Tampere e con un certo senso di nostalgia aspetto il volo.

 

Questo viaggio mi ha lasciato molto, mi ha mostrato delle realtà affascinanti ed intriganti, sono stato accolto a braccia aperte da due paesi dove si respira libertà, sicurezza e tranquillità. Il ricordo più forte rimarrà di quel piccolo paesino disperso della Svezia, dove ho lasciato un pezzo di cuore e con la speranza un giorno di tornarvi per godere ancora un po’ della sua magia.

 

Foto e testo di: Davide Torneri

 


 

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