| Vita difficile per gli attivisti dei diritti umani |
| Venerdì 11 Novembre 2011 15:57 |
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Dopo Vittorio Arrigoni la storia si ripete.
Ancora Gaza, ancora una violazione dei diritti umani, ancora attivisti messi in ginocchio dal potere.
Secondo quanto affermato dal comunicato stampa diffuso ieri dall’ Irish Ship to Gaza, le autorità israeliane avrebbero nuovamente negato all’ultimo minuto il rimpatrio degli attivisti per i diritti umani irlandesi, il cui ritorno nella capitale d’Irlanda era previsto per ieri pomeriggio.
Gli attivisti fanno parte della nave irlandese 'Saoirse', bloccata in acque internazionali mentre cercava di rompere il blocco navale israeliano su Gaza.
Sono stati ricondotti a tempo indefinito nel carcere di Givon, come ha denunciato Fintan Lane, uno dei coordinatori della nave che, assieme al battello canadese 'Tahrir', aveva formato la mini-flottiglia diretta alla Striscia.
Lane ha anche aggiunto, prima dell’inevitabile interruzione della comunicazione, che quello che è successo rappresenta: “un tentativo degli israeliani deliberato e calcolato di stroncare il nostro morale. Ma non accadrà.” e che i sette sono stati sottoposti a “ripetute e continue molestie e perquisizioni corporali umilianti e che sono rimasti ammanettati ed è stato loro “impedito di dormire”.
Questi eventi hanno colto di sorpresa anche gli stessi funzionari del consolato Irlandese i quali hanno dichiarato: “Siamo stati informati dal consolato che sette cittadini Irlandesi, trattenuti in Israele dallo scorso venerdì, erano stati fatti salire a bordo del volo Lufthansa verso casa”. “Invece, qualche minuto dopo abbiamo ricevuto una chiamata in cui ci avvertivano che l’autobus che era andato sotto bordo con sette passeggeri, era tornato con due ancora a bordo”.
Nessuna notizia da parte delle autorità israeliane e dal Dipartimento degli affari esteri irlandesi sul loro rilascio. Per ora sono in stato di detenzione indefinita. Rischiano mesi di reclusione senza né accusa né processo. Eppure sembrano non voler mollare.
Significativa la testimonianza Paul Murphy, europarlamentare irlandese e attivista che ha fatto sapere che “non sottoscriverà menzogne per tornare in libertà. Chiede, in nome della legalità internazionale, di fermare lo strapotere dello stato più illegale del mondo e di essere immediatamente liberato, insieme agli altri sequestrati della missione umanitaria Freedom Waves”. Articoli Correlati:
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Il lavoro dei difensori dei diritti umani nel mondo sta diventando sempre più arduo. Operare per i diritti delle minoranze sempre più difficile. Lo sanno bene gli attivisti irlandesi giunti in Israele per denunciare la violazioni dei diritti economici, sociali, culturali e di pensiero di tutti i governi e di tutte le forme di repressione.
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